08.03.06
15 giorni di Medals Plaza durante Torino 2006, 15 concerti con star della musica internazionale: Anastacia, Ricki Martin, Lou Reed, Paolo Conte, Avril LAvigne, Nek, Max Pezzali, e tanti altri. Quattro presentatrici: Luisa Corna, Alba Parietti, Simona Ventura e lei, Alena Seredova, così bella che gli esperti consigliano di guardarla attraverso un vetro affumicato, come durante le eclissi di sole. Così alta che chiunque si faccia fotografare vicino a lei non sa quel che fa.
Io c'ero, 18 ore su 24 a scrivere i testi per le 4 madrine. Con Simona Ventura, a saperlo, potevo anche stare a casa, perché legge sei ore del mio lavoro in trenta secondi, poi improvvisa ed è brava.
Con Parietti e Corna sono gioie e dolori, ma con lei, Alena, è poesia: lei è il vento e non sa che può far male. Provate a inserire "Seredova" su Google e cliccare su "immagini". Fatto? Anch'io, per straziarmi ancora un po'. Seredova che nel camerino, jeans slacciati, mi dice "Sono in ritardo, dammi i testi che li leggiamo mentre mi cambio!" e io che mi domando perché non ho combattuto meglio il colesterolo in questi anni. Seredova che è felice come una bambina quando le procuro una bandiera della Repubblica Ceca. Seredova che condisce le mie parole con il suo accento straniero. Seredova che lancia Max Pezzali e riscalda il cuore del pubblico zuppo di pioggia.
Resto nel backstage per 10 giorni, ma l'ultima sera, quando tocca a Cocciante scendo tra il pubblico, in prima fila con sopra la testa il palco più bello che abbia mai visto. Arriva "Bella senz'anima" e dopo un po' "Margherita". Tutta. Dal vivo. Adesso posso anche morire. E invece no. Cocciante è felice. È il primo concerto che tiene in Italia da otto anni. Si vede che è emozionato davvero e noi del pubblico che siamo veri bastardi lo facciamo volare alto con un'ovazione. Ci casca e ci chiede se vogliamo cantare Margherita insieme a lui. E noi figurati: "sì!!!!!!!!!!"
Si risiede al pianoforte e ricomincia. "Io non posso stare fermo..." Sento i capelli alzarsi sulla testa, un brivido mi percorre la nuca e stringe forte la gola. "...con le mani nelle mani..." Non riesco a cantare. Non passa il fiato. Si chiama emozione. Poi tutto finisce. Finisce Cocciante. Finiscono le Olimpiadi. Anche Alena Seredova finisce che se ne va. Ma prima mi cerca e mi saluta. Si china su di me, con le mani mi afferra il volto (per evitare sorprese da parte mia, suppongo) e mi dà due baci, uno a destra e uno a sinistra. Dai 140.000 watt del palco giungono ancora le note dell'inno olimpico di Baglioni. E io (fanculo al principe azzurro) mi sento Mammolo baciato da Biancaneve.
09.01.06
Prima di essere la G della GAS, Gagliardi Art System, Pietro Gagliardi è stato per più di 30 anni il punto G della pubblicità in Italia. Socio e fondatore della BGS, agenzia di pubblicità di prestigio internazionale, guru dei 30 secondi negli anni ’80 e ’90, si inventò, insieme ai soci Silvio Saffirio e Marco Silombria la tradizione di regalare a Natale opere d’arte invece di gianduiotti.
Chiusa la felice parentesi pubblicitaria, Gagliardi si è dedicato totalmente all’arte, è diventato gallerista e ha aperto la GAS, in Corso Vittorio Emanuele 90 a Torino, da non confondere con la vicina GAM, né, tanto meno, con la GAD.
Fino al 28 gennaio la galleria ospita 3 personali.
Quelle che si vedono anche senza entrare, attraverso le vetrine sotto i portici, sono le farfalle di Carlo Steiner. Metri cubi perfettamente impilati di farfalle fatte di farina e acqua nelle misure small, medium e large, tutte bianche come ostie. Si passa appena tra un muro e l’altro. Sono 300mila le farfalline che, disposte come sono nel salone, ricordano i vicoli di Micene, con le pietruzze da asporto turistico, tanto vietato quanto praticato. Finita l’acropoli c’è la classica collezione di farfalle inquadrate e appese alla parete, tutte allineate, tutte trafitte dal loro bravo spillone. Meglio di quelle vere, non hanno causato dolore o morte e possono servire come scusa per portarsi a casa qualcuno.
Il secondo artista è Gabriele Coi, che ha scaricato immagini da internet, come facciamo tutti, ma invece di pescare nelle categorie porno, ha scelto jpg di una città, impossibile sapere quale. Piace pensare che sia Montevideo, ma magari è Brescia. Le ha stampate, le ha virate in giallo acido e le ha ricomposte in collage, ricavandone dei quadri. Accanto ad ogni opera un piccolo altoparlante riproduce i suoni della via. Ma anche senza audio non si fa fatica a immaginare il sibilo dell’aria compressa delle porte del bus e il rombo del traffico nelle vie nascoste dietro ai palazzi. Coglie un po’ d’ansia al pensiero di dover attraversare quelle strade. Di sicuro la città non è Cuneo e gli automobilisti forse non si fermeranno alle strisce.
Il terzo artista è Carlo Galfione e forse è il più interessante. Il tema è la famiglia borghese. Sui volti dei personaggi, sotto il colore, appaiono i fregi e i motivi delle tappezzerie e dei tessuti damascati sui quali l’artista dipinge. Famiglie tutte casa e iper-mercato. Bambine madame, madame bambine, cani antropomorfi. Il supporto tappezzeria è una grande idea: rende bene il concetto di replica, di copia, di mancanza di personalità, di adattamento, conformismo, moda. Chi si mette in casa un quadro di Galfione (costa più di un TV color e meno di una Panda) è persona abbastanza evoluta da riconoscere i propri vuoti interiori. Può zittire i segnali cambiando auto o cellulare, oppure può amplificarli, guardandosi il suo quadro e magari può provare a riempirli.
03.11.05
Lunedì sera, a pochi chilometri da casa mia, un settantenne ha sparato con la doppietta contro alcuni ragazzini mascherati che festeggiavano Halloween, proponendo, casa per casa, il ritornello “dolcetto o scherzetto?”.
Due quattordicenni sono gravi e il pensiero che avrebbero potuto essere i miei figli mi angoscia da quando ho sentito la notizia al tg.
Pensare che avrebbero potuto essere i miei ragazzi a vestirsi da idioti e andare in giro a rompere i coglioni alla gente, perpetuando una cerimonia aliena, ripetendo frasi di cui non conoscono l’origine, non mi fa dormire. Eppure lo fanno tanti, e sapere che sono spinti a ciò dal marketing delle industrie di giocattoli, dalla pigrizia dei media e dalla disattenzione di scuola e famiglie, fa incazzare.
Halloween è una festa americana, forse anglosassone se va bene, tutto meno che italiana. Dobbiamo importare anche questo? Perché non celebriamo anche il giorno del ringraziamento o il 4 luglio? (in verità io lo festeggio perché è il mio compleanno).
C’è da essere grati a Benito Dabbelani, così si chiama il fucilatore di Chiaverano, il quale, probabilmente senza saperlo, ma intuendo di far qualcosa di giusto, ha tirato due fucilate alla globalizzazione, e già solo per questo gli devono essere concesse le attenuanti.
Spero, ovviamente, che i due malcapitati non si siano fatti troppo male e che all’anziano Benito sia risparmiata la galera: Ma spero, soprattutto, che si conservi il ricordo di questo episodio e che sia d’esempio, soprattutto per i miei figli.
ac. 2.11.05
02.08.04
Questa mattina tra le scariche confuse della radiosveglia (mai avuto una radiosveglia che tenesse la sintonia) ho intuito vagamente la canzone di Vasco Rossi, quella che fa da sfondo allo spot della Vodafone. E mi sono svegliato male, perché come se non bastasse una programmazione da chissà quanti miliardi, mi sono rivisto lo spot nella mente. Avete presente le immagini? Megan Gale in due pezzi, amiche di Megan Gale in due pezzi, Amici di Megan Gale in costume da bagno, 12 metri di barca di Megan Gale, marinaio di Megan, sedie sdraio, occhiali da sole e telefonini ovunque. Fuori campo non vedi, ma non fai fatica ad immaginare che ci siano anche dei bei fuoristrada neri targati ZA parcheggiati nelle aree riservate ai disabili. Perché proprio lì? Perché i parcheggi per disabili sono sono sempre liberi e gli amici di Megan credono fortemente nella libertà, prima tra tutte quella di non pensare.
Gli unici che lavorano in questo spot sono i cellulari, costretti a trasmettere le idee bacate che questi figli del niente si scambiano a ripetizione. Telefonare fa figo da morire, costa niente e comunque i soldi sono l'ultimo dei problemi. Dopo barche, mare, vacanze, cosa vuoi che siano pochi centesimi pur di chiamare un amico bello, giovane, spensierato e fancazzista come te? E sotto pompa la canzone di Vasco �...ti distingui dal luogo comune...� ma dice proprio così? Io ci faccio attenzione, ma non sono sicuro. Vasco non canta, biascica, ma qui gli si dev'essere messa la protesi di traverso perché proprio non si capisce. Dice: "luogo comune"�o "uomo comune"� O uovo? Se dice luogo è ridicolo perché più luoghi comuni che in questo spot si vedono solo nel calcio. Se dice "uomo" fa incazzare perché dopo averci fatto vedere un pezzo di quella che potremmo immaginare essere la vita degli amici dei figli di Berlusconi ha anche il coraggio di dirci che "ti distingui dall'uomo comune!�". Ma dai! Dite qualcosa a questi ragazzi, fategli abbassare il sorriso, fate capire a questa gente che ci sono persone che passano le ferie dai Vigili del Fuoco, che c'è il Dpef e che ci vogliono 40 anni di contributi per andare in pensione. E dite a Megan, quando infine recita il pay-off (il pay-off è lo slogan finale, la sintesi del messaggio pubblicitario) , che "Tutto intorno a te" ci sono altre cose da fare, anche soltanto pensare. E sotto Vasco non molla: "tu vuoi vivere come sei...". Ma Mogol, dico, Mogol, ma che fine ha fatto?
24.03.04
Ho la fortuna di conoscere una persona molto bella, che si chiama Muniba, Sadek, Hassan, Alì.
è egiziano, età non lo so, sui cinquanta, venti più, venti meno.
Mi piace perché possiede un senso dell'ironia e dell'autoironia che non credevo potesse stare in una persona sola, per di più in un musulmano.
In più in Muniba trovano posto anche tutti quei nomi, Muniba, Sadek, Hassan, Alì, che offrono lo spunto per una riflessione.
Siccome sono curioso, mi sono fatto spiegare, e la cosa funziona così: Sadek era suo padre, Hassan suo nonno e Alì il padre di suo nonno.
Suo figlio si chiama Fabrizio, Muniba, Sadek, Hassan. Non sarà sfuggito a nessuno che non c'è più Alì. Con la massima serenità, Muniba mi spiega che il figlio di suo figlio si chiamerà ancora Muniba come terzo nome e quando questo nipote avrà a sua volta un figlio, Muniba si troverà percolosamente in bilico in quarta posizione, alla fine della fila e all'inizio dell'oblio.
A questo punto il discorso si fa un po'; triste per noi occidentali, che bramiamo l'immortalità e furbescamente utilizziamo un'organizzazione anagrafica diversa, con l'uso dei cognomi. I cognomi ci salvano, perché con un po' di fortuna durano più di quattro generazioni. Ma a ben vedere la differenza è soltanto formale. Dopo i nostri nipoti, massimo pro-nipoti, chi si ricorderà di noi? Chi possiederà ancora un software obsoleto per visualizzare i jpg che ci ritraggono? E qualora ciò fosse, che senso avrà mai la nostra immagine riprodotta in pixel?
No, i conti giusti sono quelli degli arabi che non per niente sono gli inventori dei numeri: 4 generazioni sono uno spazio corretto per esistere in senso fisico e in forma di ricordo. Scomparire ha comunque i suoi lati positivi. Intanto non si è più soggetti fiscali, ma soprattutto si è finalmente liberi dallo spam e dalle e-mail rompicoglioni e non richieste.
12.03.04
Tratto da Lutopista - Radio24 a cura di Beppe Severgnini
Mi sono fatto mandare il file audio della trasmissione che ho sentito qualche tempo fa in auto e riporto qui - sotto dettatura di Severgnini - la parte pi interessante della sua rubrica.
A 19 anni Cicerone elenc quelle che sono le 5 regole fondamentali per parlare e scrivere:
Inventio
la capacit di trovare argomenti convincenti
La dispositio
La loro distribuzione nel discorso
La elocutio
La scelta delle parole e delle frasi pi opportune
La memoria
Sapere cosa hai detto appena prima
Pronunciatio
La capacit di esporre bene e piacevolmente
Sono regole banalissime e tutto sommato facili da seguire. Purtroppo tendiamo tutti a dimenticarle quando affrontiamo un testo.
Aggiunge Severgnini: Pensa, scrivi e rileggi. E se dopo aver riletto, il tuo testo si accorciato di un quarto sei sulla buona strada per produrre qualcosa di buono.
n.b. Le parole in latino sono una mia trascrizione. Non ho un vocabolario sotto mano e se aspetto di averne uno non divulgher mai questo scritto. Scusate gli errori.
