28.11.07
ll parquet in legno che hanno nella palestra di Vauda noi ce lo sogniamo, i sedili in plastica pure ce li sogniamo, l‘impianto luce nuovo anche quello per noi è un sogno.
In compenso l’USAC ha presentato al popolo di Vauda un playmaker che, questo, se lo sognano loro: l’incubo dei difensori Nolesi ha il n. 23 e sul referto arbitrale risulta aver messo a segno 30 punti.
Partiamo sotto di 2 e “play” Ciampy ci riporta in pari. Poi andiamo avanti noi e ci rimaniamo per tutto il primo quarto con 6 o 7 punti più degli avversari. Il Nole ci crede ancora, noi soffriamo un po’ ma loro di più, anche a causa dell’allenatore che tuona come un temporale in agosto.
Nel secondo quarto il vantaggio USAC si riduce a soli 2 punti, ma è questione di poco. L’astuto coach fa due cambi e in breve riprendiamo il largo. Parliamo di Ottino? Andrea si accorge di essere il più alto e si dà da fare sotto il tabellone, Alberto, fresco fresco di benedizione vescovile, alimenta la nostra fede nella vittoria mettendo 21 punti nella rete. Abidin non so che fa, ma lo fa bene. Davide… Davide con quel suo musino simpatico e gli occhietti furbi fa un po’ di passi in partenza; non tanti, ma quelli che bastano per farsi fischiare falli a palla. Il pubblico gli suggerisce che, mancando suo padre in tribuna, si potrebbe anche provare a staccare dal corpicino quei piedini birichini. Allora lui, che alle sue estremità ci tiene, smette di fare passi e comincia a giocare.
Umberto entra in campo e non fa passi, non fa doppio, non sbaglia niente. Si comporta da veterano, ma è il suo esordio in una partita ufficiale. Ale Costa doveva fare 10 punti personali per avere indietro il cellulare che era sotto sequestro. “Mission quasi impossible” perché Ale 10 punti in una partita non li aveva mai fatti. Chi ha ricevuto SMS in questi giorni può dire se l’obiettivo è stato raggiunto o no. Roletti si batte e si sbatte. Matteo Leschiera pensa che dimenticare la borsa a 15 Km faccia fico, ma in mutande o con la divisa, lui c’è sempre e segna 6 punti. Guglielmetti, Bona, Jordano, Vitto e Mattia non ci sono, ma se ci fossero farebbero bene anche loro.
Era scritto che prima o poi dovessimo vincere, e martedì sera, nel paese più buio della provincia di Torino, l’Usac under 14 accende la candelina della prima vittoria dopo 17 sconfitte consecutive tra open e regionale. Vince con 33 punti di vantaggio. Convince anche? Non tantissimo per la verità. Assistendo alle partite dell’U14 di quest’anno si ha come l’impressione che i ragazzi si tengano in tasca delle energie nervose e risparmino grinta e voglia di vincere per altre occasioni. Un po’ come se valutassero l’impegno e decidessero di investire il minimo indispensabile. Il ragionamento si chiama “economia” e può forse funzionare in alcuni campi, ma mai sul parquet. In uno sport, e a maggior ragione in uno sport di squadra, fare calcoli e risparmiarsi è devastante. Quelli che non si risparmiano mai e danno tutto non solo sono i più bravi, ma sono anche i più furbi. Per loro, ma solo per loro, le sconfitte non esistono. Se vincono sono vincitori, se perdono sono comunque vincenti.
28.10.07
Non è il punteggio. Ma la media in centimetri delle due squadre. La partita di basket è finita in proporzione: 81 a 68. Loro alti, noi bassi. Loro tanti noi pochi.
Se in tutto siamo 14, alla partenza eravamo in 8, con Vittorio dito rotto, Ottino febbre alta, Francesco in sanatorio, Mattia, Tommaso e Abidin ancora non tesserati.
Se alla partenza eravamo in otto, al fischio di inizio eravamo in sette, con Matteo Leschiera che si sfascia il tallone in riscaldamento e zoppica fino alla panchina da cui non si alza più.
Se all’inizio partita eravamo in sette, alla fine del primo tempo eravamo in sei, con Costa che non riesce più a nascondere che ha la febbre alta e si siede dappertutto.
Se Angelo potesse, lo lascerebbe in pace seduto in panchina. Se Costa potesse, entrerebbe in campo con la felpa e la giacca a vento. E dopo un ottimo 1° quarto, esaurisce le energie e striscia come può fino alla fine.
Se alla fine del primo quarto eravamo in 6, all’inizio del secondo rimaniamo quasi in 5. Esce Matteo Guglielmetti per una botta (per fortuna passa subito) ed entra Ciampy. E qui gli avversari non ci capiscono più niente. Ma come? – pensano - Perché questi nanetti non si arrendono? Perché corrono così velocemente? Perché Bellicapelli ci fa soffrire con questi palleggi che non sai dov’è la palla? Perché anche uno che si chiama Bona ci tratta così male? Perché quel piccoletto, che di nome fa Peroglio, e saltella come un pollo ha una mira che non perdona? Perché quell’altro, ancora più piccolo, ci trafigge con 17 punti?
Sono domande legittime, amici del Borgosesia. Ce le siamo posti anche noi per tutto l’anno scorso quando abbiamo sofferto per i risultati, ma non ci siamo mai lamentati per la forza di carattere e l’impegno della squadra. Dunque vincete pure oggi, (domani chissà?) ma soffrite un po’ anche voi.
L’USAC under 14, per dirla con un famoso pennello, non è una squadra di gente grande, ma una grande squadra.
21.01.07
Il risultato è come una promessa di Berlusconi: tutta da interpretare. Dei 67 punti totalizzati dal Nole, almeno 20, (ma mentre scrivo 20 penso 30) sono stati realizzati perché abbiamo cannato le rimesse. La palla è stata regolarmente messa nelle mani degli avversari, sperando che facessero un po’ di complimenti: “ma no.. dai… non posso accettare… la mamma non vuole… grazie davvero, non insistere…”
Ma a Nole non si usa così e gli sfacciati giocatori in maglia bianca e rossa hanno preso e infilato senza nemmeno dire grazie.
Altri 10-16 punti non li abbiamo fatti noi, perché segnare i liberi non fa fico. E così i ragazzi Usac in maglia blu, gialla, con sotto la t-shirt o senza t-shirt, maniche bianche o rosse, qualcuno gialle, qualcuno senza, con numeri bianchi o gialli, calzoncini neri, qualcuno blu, bianchi, corti, lunghi e un bellissimo bermuda (grazie Andrea), hanno infilato 2 liberi su 16.
Rifacciamo i conti: 20 punti in meno al Nole per le rimesse e, diciamo, 10 in più a noi per i liberi, ed ecco che la partita finisce 47 a 34. È vero, avremmo perso lo stesso, ma la speranza di vincere una volta o l’altra, oggi sarebbe più concreta.
Lunedì allenamento. E ripassare un po’ le rimesse? Chi se ne intende ha parlato di “blocco” per superare il problema. Non ho la minima idea di cosa possa essere, ma sono d’accordo. Ripassiamo il blocco, il gnocco o il cocco; qualunque cosa pur di non vedere i nostri ragazzi dietro la linea di fondo campo, con l’angoscia di non sapere cosa fare, assediati da vicino da un pedofilo con la maglia grigia, che agita il braccio avanti e indietro. E loro, i nostri under13, che pur di non farsi fischiare il tempo, cedono al panico e passano la palla ai nemici. Basta!
Mercoledì incontreremo i bianchi e verdi del Lettera 22. All’andata è finita 67 a 21 per loro, ma con due quarti in parità. Chissà se i nostri in maglia blu, gialla, con sotto la t-shirt o senza t-shirt, maniche bianche o rosse, qualcuno gialle, qualcuno senza, con numeri bianchi o gialli, sapranno mettere in campo la grinta che hanno insieme a un po’ di malizia in più? Pensate che bello: a fine partita uscire dal campo mostrando ben bene agli avversari i calzoncini neri, qualcuno blu, qualcuno bianchi, chi corti, chi lunghi e un bellissimo bermuda. E tutti visti da dietro.
a.c.
17.12.06
Potrebbe andare peggio. Prendete per esempio l’Under 13 PGS Vela, di Alessandria, che dopo cinque partite è ultima nel suo girone a MENO UNO. La settimana scorsa per giocare sono stati costretti a mettere dentro uno del 96, ma gli arbitri se ne sono accorti e li hanno fatti neri, minacciando di squalifica la squadra. La settimana dopo sono arrivati in ritardo alla partita e hanno perso a tavolino 20 – 0, In più gli hanno dato la multa e un punto di penalizzazione (ecco perché sono in negativo). Non so a voi, ma a me questi del PGS Vela sono simpatici e chiedo ufficialmente ad Alessandro Castagna di invitarli subito a Rivarolo per un’amichevole prima che gli passi la sfiga.
Sì, potrebbe andare peggio come allo squalificato Abbona Alexandro (che coincidenza eh?) del Fenix che ha preso una giornata di sospensione per comportamento irriguardoso verso l’arbitro. Andrebbe sicuramente peggio se perdessimo 102 a 10 come è capitato al Poldhertona Basket e la lista degli incubi che si possono trovare sul sito FIP potrebbe continuare.
Potrebbe andare peggio anche in tribuna. Ad esempio potrebbe venirci un coccolone se i nostri vincessero una partita. Sugli scalini o sui sedili applaudiamo, urliamo (qualcuno urla anche troppo) incitiamo, ci scaccoliamo quando l’arbitro non guarda e, diciamolo pure, soffriamo come dei cani. E poi ci viene il magone pensando ai nostri ragazzi. Anche oggi, dopo 5 sconfitte consecutive e un 88 a 17 fresco fresco, ci chiedevamo: come usciranno dallo spogliatoio? Avranno gli occhi lucidi per la delusione e la rabbia? Sapremo trovare le parole per consolarli? Quale sarà la prima cosa che diranno uscendo dallo spogliatoio?
La parola è PSP “Play Station Portatile”. Di quello parlano mentre escono. “La partita? Ah sì, ci siamo divertiti, però il 19 puzzava”. Tutto qui. Pronti, subito dopo, a spingersi per le scale, ingoiare porcherie, mentire sui compiti fatti e da fare. Allora pensi che magari non ci tengono, visto che la prendono così alla leggera. E invece quelli ti smentiscono un minuto dopo quando l’allenatore dice che domani si sta a casa perché lui non può venire ad allenare. “Non importa” rispondono i ragazzi “se la palestra è libera ci andiamo lo stesso”. Cosa dire? Che non potrebbe andare meglio, nemmeno se fossimo primi in classifica
19.11.06
E se fosse quell’ITALIAUSAC!!! strillato all’inizio della partita a portare sfiga? Perché mai i ragazzi dell’Under 13 evocano Italia1, il canale più diseducativo d’Europa? Perché devono ricordarci quanto tempo trascorrono spenti davanti alla TV accesa?
Proporrei RAITREUSAC! se non fosse che suona da schifo.
“VIVAUSAC”? Debole.
“FORZANOI”? sgrammaticato
“FACCIAMOLINERI”? presuntuoso. Insomma ragazzi, trovate voi un nuovo urlo. Vanno tutti bene, da TACHIPIRINA al codice fiscale di Abidin, perché il significato non conta. L’urlo, ovvero lo stretching di corde vocali, con emissione di alito cattivo e sputacchi, non ha lo scopo di spaventare gli avversari; serve per caricarvi di orgoglio e grinta, per aiutarvi a diventare, se non bravi come Michael Jordan, almeno verdi come Hulk.
A voi la palla per un lavoro di fantasia, se siete d’accordo, ovviamente.
Per la cronaca, contro il Nole abbiamo giocato bene i primi 3 minuti e benino gli ultimi 2. In mezzo c’è un vuoto di 27 minuti e 90 punti contro.
Non basta: non si arrivava nemmeno al tiro. Se anche fossero entrate tutte le nostre palle mandate in direzione del tabellone, non avremmo totalizzato nemmeno metà del loro punteggio. Ma se andare a canestro rimane un sogno, la difesa resta il peggior incubo. Il n. 13 del Nole ha fatto tutto quello che ha voluto nonostante lo abbiano preso in consegna in 5 durante l’incontro.
Se gli avversari sono forti e tutti mediamente più alti di noi, per giocare al loro livello servono più velocità più intelligenza e, soprattutto, più grinta. Dovremo arrabbiarci di più. Proprio per questo ItaliaUsac non va bene. Non fa incazzare, fa ridere.
12.11.06
San Mauro è sul Po, il Po è inquinato e così finisce che certi ragazzi crescono con anomalie genetiche. Una prova? Ve ne diamo due: il n. 21 e il n. 23 del San Mauro, che se è vero che hanno 12 anni è anche vero che aiutano la mamma a fare il cambio stagione senza tirare fuori la scala dallo sgabuzzino. Uno se la tira da angelo, con capelli morbidi e la faccia pulita, l’altro vorrebbe, ma l’alopecia incipiente lo tiene un po’ più terra terra.
Per avere un’idea dei due pali del San Mauro, scriviamo la preposizione “alla” in corpo 12 e facciamo le due elle in corpo 18. Eccoli lì. (le due “a” sono i due Alessandro che li marcavano).
Diciamola tutta: ce le saremmo prese anche senza i due con l’altimetro. Ci scivolava la palla di mano, non stavamo in piedi e sbagliavamo le rimesse. C’è altro? Sì, ci facevamo anche beccare in retromarcia a centrocampo e non tentavamo nemmeno di saltare per prendere il rimbalzo in difesa.
Però ci siamo impegnati e nessuno ha battuto la fiacca. Alberto si infilava con tutti i suoi spigoli tra gli avversari che un po’ di paura a fermarlo ce l’avevano. Matteo Guglielmetti e Marco ubriacavano e saltavano gli avversari quando ripartivano dalla difesa, salvo poi dover salire uno sulle spalle dell’altro per guardare negli occhi i già troppo citati 21 e 23.
C’è altro? Sì, c’era una ragazzina nel San Mauro, la n. 8, che non giocava neanche male. Allora non si capisce perché noi abbiamo dovuto rinunciare a Fiammetta, Lucia e Costanza.
C’è altro? Sì, la palla era quella del mini basket e allora non si capisce perché noi ci alleniamo con quella più grande.
C’è altro? Sì, il peggio: se in campo la San Mauro non ci ha rubato niente, negli spogliatoi qualcuno ha fatto provvista. La maglietta DeG di Matteo Guglielmetti non è più di Matteo e tra qualche giorno apparirà addosso a un ladro. È il finale di cui non avevamo voglia, né sentivamo il bisogno.
