18.10.06
Il diavolo veste Prada

Quando in un film c’è Meryl Streep, la storia corre veloce, la trama ti prende, il ritmo è incalzante, i dialoghi sono serrati, le scene ben costruite, gli spettatori in sala si comportano con una certa civiltà, e nonostante tutto questo il film non ti piace, con chi te la prendi?
A. con David Frankel, il regista
B. con Aline Brosh Mckenna, la sceneggiatrice
C. con Lauren Weisbergen, l’autrice del libro da cui è tratto il film.
Chissà qual è la risposta giusta. Forse tutte e tre. Vediamo il problema, così se andate a vedere il film vi sarà più facile rimanerci male. Il problema è il finale. A dire il vero neanche la prima parte fa venir voglia di scambiare un segno di pace con il vicino di poltrona, soprattutto per la scelta dei personaggi di contorno, che sono presi tali e quali dai saldi di qualche telefilm che si girava negli studios accanto, e buttati sul set del nostro film per fare la parte di amici, amanti o fidanzati, con in bocca le stesse battute che avevano già imparato a memoria, così si risparmia tempo.
Ma il vero problema arriva all’89° quando, giunti al cosiddetto “climax”, la protagonista, Anne Hataway si trova di fronte ad un bivio: a sinistra va verso un finale amaro ma credibile, a destra fila a incrementare la cellulite immersa nel morale, americanissimo miele di acacia. Cosa fa? Naturalmente fa la scelta giusta. Ma è proprio questo che in un film intitolato “Il diavolo veste Prada” sembra diabolicamente sbagliato.

Posted by Aldo at 17:13 | Comments (0)
01.10.06
Profumo. Storia di un assassino

Avevo letto il libro diversi anni fa e ricordo che all'ultima pagina mi ero domandato: "e allora?" Il quesito rimane senza risposta anche dopo 147 minuti di film. Quindi non è il film e non è nemmeno il libro: è proprio la storia di Jean Baptiste Grenouille che è troppo chiusa in se stessa per offrire qualcosa da esportare.
Nonostante il film sia molto ben confezionato, è davvero difficile trovare un motivo per consigliarvi di vederlo. I pubblicitari non troveranno nessuno spunto da citare nei loro spot e il catalogo di emozioni che offre agli spettatori è davvero troppo strano per essere interessante.
Il protagonista (Grenouille) è interpretato dal giovane Ben Whishaw. È molto convincente nell'interpretare l'uomo senza coscienza. Forse fin troppo abile nel mostrare una totale indifferenza per la vita. Impossibile identificarsi in lui. Non c'è niente di male ad ammazzare un sacco di persone se ciò ti serve, ma farlo senza passione, senza odio, senza ironia non è concepibile. Per questo Grenouille potrebbe risultare simpatico giusto al muratore di Parma Mario Alessi.
Non puoi identificarti nelle vittime perché stanno sullo schermo pochi secondi ciascuna. Non puoi identificarti in Dustin Hoffman, perché sparisce ben prima della metà del film, non nel padre dell'ultima vittima perché ha le guanciotte lunghe di Severus Piton, il professore di Harry Potter. Ma se non puoi identificarti in nessuno, che film è?
Bisogna essere abbastanza marci dentro per pensare di scrivere una storia come questa e avere dei problemi psicologici non risolti per metterla su pellicola. Tom Tykwer lo ha fatto. Regista tedesco, è il papà di (copio da internet) "Paris Je t'aime", "Heaven" "Lola corre", "La principessa e il guerriero".
Li avete visti? Neanche uno? Nemmeno un trailer? Ecco spiegate molte cose.
Se investirete i vostri 6 o 7 euro in un altro film non sbaglierete. Ma non sbaglierete nemmeno se li spenderete per Profumo, a patto che siate pronti, e accettiate, che la sua essenza non riuscirà a entrarvi dentro e, proprio per questo, il suo ricordo evaporerà già sulle scale del cinema, come profumo.

Posted by Aldo at 16:41 | Comments (0)