19.03.06
La notte prima degli esami

Se fai qualche ricerca su Fausto Brizzi prima di andare al cinema, finisce che non ci vai.
Brizzi Fausto, nato a Roma nel 1968, è lo sceneggiatore di “Christmas in love”, “Vacanze a Miami”, “Natale sul Nilo” e “Natale in India”. Lo sceneggiatore è quello che immagina le situazioni e si inventa i dialoghi. Per cui Brizzi è quello che si inventa le gag dei film Di Neri Parenti e farcisce la bocca di Christian De Sica e Massimo Boldi con carriole di volgarità.
Andare di proposito a vedere un film di cui Brizzi è lo sceneggiatore è come votare per un partito il cui portavoce è Schifani. Ci vuole lo stesso stomaco.
Ma se non sai niente di tutto ciò e vai a vedere “La notte prima degli esami”, sceneggiato e diretto da Fausto Brizzi, alla fine ti devono staccare dalla sedia con qualche solvente, perché altrimenti resteresti lì seduto con un sorriso ebete sulla faccia, deciso a vederti anche il secondo spettacolo.
“La notte prima degli esami” non è un film, è una macchina del tempo che ti riporta indietro di anni. Quanti? La formula è: VE - 18 = X, dove VE sta per vostra età, qualunque essa sia. Il furbissimo Brizzi, che per quanto mi riguarda potrebbe prendere l’Oscar domani mattina, mette insieme un film che diverte, emoziona, commuove, produce malinconia e ti fa innamorare. Ma soprattutto ti fa ritornare con il sangue che ribolle nelle vene, tra ormoni risorti, globuli arrossati ed eroiche placche di colesterolo che fanno resistenza. Guardi la strada, ma vedi Cristiana Capotondi di cui ti sei innamorato, guidi la Multipla, ma vorresti avere il “Bravo” se dietro ci fosse seduta Lei, e gli effetti della sbornia emotiva te li porti anche a letto.
La storia ha la forza della semplicità e l’energia della sorpresa. Il finale è quello che non ti aspetti, ma che avresti dovuto immaginare se hai trascorso i tuoi 18 anni come si deve. Gli attori non recitano, interpretano il loro ruolo con naturalezza, perché è costruito davvero bene. Su tutti Giorgio Faletti, che da oggi è il mio nuovo mito.
Un commento esagerato per un filmetto che in fondo è impegnato come uno spot su ReteQuattro? Forse sì, ma lasciarsi andare ogni tanto alle emozioni “light” fa bene all’espressione del viso, e ritornare indietro di 27 anni fa bene al cuore, quasi come la lecitina di soia.

Posted by Aldo at 18:59 | Comments (0)
13.03.06
Il mio miglior nemico

La sala Ambra1 di Valperga - un grosso garage che ha ottenuto l’abilitazione a cinema - in questi giorni ospita “Il mio miglior nemico”, una commedia divertente e veloce, costruita su un’idea centrale così indovinata che le gag si innestano automaticamente, senza bisogno di fare la doppietta. Sarebbe già detto tutto, con tanto di garanzia “soddisfatti o rimborsati” per chi si recherà a vedere il film, magari in qualche sala di città con climatizzatore o almeno con il riscaldamento, ma prima di chiudere c’è da segnalare un Carlo Verdone attore e regista in gran forma e un giovane Silvio Muccino che in almeno due scene lascia capire qualche parola di quello che dice.
Sarebbe detto tutto, ma c’è da parlare della pubblicità. Due gli spot che vanno in onda durante il film: uno quasi invisibile, quello di Think Pad, che risulta essere un PC IBM, l’altro, quello che gioca nel ruolo di main sponsor, è Vodafone ed è davvero imbarazzante. Telefonini marchiati Vodafone ovunque, numeri che iniziano con 348, convention Vodafone nell’albergo dove lavora Verdone, video-telefonate con Vodafone, e in più una grossa novità: il servizio pubblicizzato non è solamente un marchio che passa più o meno sfacciatamente davanti alla macchina da presa, ma addirittura è il mezzo attraverso il quale il protagonista riesce a risolvere un problema. Un salto in avanti notevole per la pubblicità nei film. La domanda è: “un passo indietro per il cinema”? L’istinto da spettatore e consumatore frustrato risponde urlando “Sì!, Vergogna! Passo indietro! Passo indietro!” Ma in dieci secondi la parte razionale riprende il controllo e ti fa dire che alla fine lo sponsor rompe, ma non così tanto. Senza i soldi di Vodafone, chissà? Per risparmiare avrebbero potuto scritturare Iva Zanicchi al posto di Agnese Nano e Mariangela Fantozzi al posto di quella sconvolgente, inedita bellezza che è Ana Caterina Morariu. Tutto detto.

Posted by Aldo at 21:50 | Comments (0)
08.03.06
Margherita

15 giorni di Medals Plaza durante Torino 2006, 15 concerti con star della musica internazionale: Anastacia, Ricki Martin, Lou Reed, Paolo Conte, Avril LAvigne, Nek, Max Pezzali, e tanti altri. Quattro presentatrici: Luisa Corna, Alba Parietti, Simona Ventura e lei, Alena Seredova, così bella che gli esperti consigliano di guardarla attraverso un vetro affumicato, come durante le eclissi di sole. Così alta che chiunque si faccia fotografare vicino a lei non sa quel che fa.
Io c'ero, 18 ore su 24 a scrivere i testi per le 4 madrine. Con Simona Ventura, a saperlo, potevo anche stare a casa, perché legge sei ore del mio lavoro in trenta secondi, poi improvvisa ed è brava.
Con Parietti e Corna sono gioie e dolori, ma con lei, Alena, è poesia: lei è il vento e non sa che può far male. Provate a inserire "Seredova" su Google e cliccare su "immagini". Fatto? Anch'io, per straziarmi ancora un po'. Seredova che nel camerino, jeans slacciati, mi dice "Sono in ritardo, dammi i testi che li leggiamo mentre mi cambio!" e io che mi domando perché non ho combattuto meglio il colesterolo in questi anni. Seredova che è felice come una bambina quando le procuro una bandiera della Repubblica Ceca. Seredova che condisce le mie parole con il suo accento straniero. Seredova che lancia Max Pezzali e riscalda il cuore del pubblico zuppo di pioggia.
Resto nel backstage per 10 giorni, ma l'ultima sera, quando tocca a Cocciante scendo tra il pubblico, in prima fila con sopra la testa il palco più bello che abbia mai visto. Arriva "Bella senz'anima" e dopo un po' "Margherita". Tutta. Dal vivo. Adesso posso anche morire. E invece no. Cocciante è felice. È il primo concerto che tiene in Italia da otto anni. Si vede che è emozionato davvero e noi del pubblico che siamo veri bastardi lo facciamo volare alto con un'ovazione. Ci casca e ci chiede se vogliamo cantare Margherita insieme a lui. E noi figurati: "sì!!!!!!!!!!"
Si risiede al pianoforte e ricomincia. "Io non posso stare fermo..." Sento i capelli alzarsi sulla testa, un brivido mi percorre la nuca e stringe forte la gola. "...con le mani nelle mani..." Non riesco a cantare. Non passa il fiato. Si chiama emozione. Poi tutto finisce. Finisce Cocciante. Finiscono le Olimpiadi. Anche Alena Seredova finisce che se ne va. Ma prima mi cerca e mi saluta. Si china su di me, con le mani mi afferra il volto (per evitare sorprese da parte mia, suppongo) e mi dà due baci, uno a destra e uno a sinistra. Dai 140.000 watt del palco giungono ancora le note dell'inno olimpico di Baglioni. E io (fanculo al principe azzurro) mi sento Mammolo baciato da Biancaneve.

Posted by Aldo at 12:29 | Comments (0)