11.06.05
La morte sospesa

A Joe Simpson bisognerebbe sparare con un fucile calibro 12. Poi occorrerebbe cremare il corpo, quindi versare le ceneri in un vaso pieno di Viacal e riporle nello sterilizzatore a raggi U.V. del dentista. Ma anche così non avreste la certezza che l’alpinista Simpson sia effettivamente morto, perché il trattamento descritto è risibile rispetto all’avventura dalla quale è tornato nel 1985 e che ha prima raccontato nel suo libro “La morte sospesa”, Vivalda, I licheni, 1993 e poi sceneggiato e interpretato nel film omonimo uscito recentemente.
Il libro è da leggere? Sì, senza aspettare un minuto. Il film è da vedere? Sì, e se aspettate ancora un po’ non lo troverete più.
È un film di montagna, ma potrete apprezzarlo anche se le montagne vi fanno senso, perché è anche un film sulla vita dopo la morte. Infatti Simpson muore più di una volta nel corso della discesa dalla cima del Siula Grande, un seimila dell’America del sud e ha la sfiga di reincarnarsi ogni volta in se stesso, ferito, assiderato, disidratato, decomposto.
La tecnica del regista Kevin Macdonald prevede inserti con i reali protagonisti intervistati in studio. Una scelta narrativa che all’inizio spaventa un po’, perché pensi di aver beccato un documentario, ma poi si rivela sopportabile. Anzi, vedere il volto del Simpson di oggi, vivo e dotato di occhi, naso, orecchie e capacità di parlare, crea un interessante contrasto con il Simpson distrutto sulle Ande.
“La morte sospesa” è anche un film sul rapporto che lega due compagni di cordata, un rapporto che è fatto di atteggiamenti e sentimenti fuori moda come fiducia, amicizia, silenzi. È anche uno straordinario film fotografico, con riprese aeree che provocano vuoti di stomaco e endoscopie del fondo di crepacci che ti iniettano angoscia pura nelle vene. Un film che non ti strappa un sorriso che sia uno, ma che ti riempie lo zaino di emozioni e ti consente di ricominciare a respirare solo alla fine. “La morte sospesa” è uscito da poco, ma è già relegato nei cineforum. Una discriminazione verso il cinema di montagna? Certo che no. Se la montagna riempisse le casse dei cinema vedremmo solo cime e valli sullo schermo. Il problema della montagna è che al massimo riempie l’anima, che è un contenitore molto meno importante.

Posted by Aldo at 12:19 | Comments (0) | TrackBack
06.06.05
Sin City

Per chiunque, francesi e manager giapponesi a parte, è più economico riconoscere la superiorità altrui piuttosto che sbatterci contro. Ecco perché dal 1° giugno la Torcia Umana, Mister Fantastic e la Cosa stanno usando i loro super poteri per convincere quelli della Fox a bloccare l’uscita de “I Fantastici Quattro” prevista per settembre. Vogliono evitare che venga comparato con Sin City. Hanno immediatamente realizzato che nessuna opera del filone “da fumetto a film”, del passato del presente o del futuro, è in grado di reggere il confronto con Sin City.
Superman, Batman e Uomo Ragno stanno a Sin City come il Subbuteo sta a Pro Evolution soccer 4 per Play Station2. (Prova a segnare un gol in rovesciata con il Subbuteo e a rivederlo da 5 angolazioni diverse se sei capace).
Se a questo punto resta poco spazio per parlare del film è perché il film è da vedere. Con l’avvertenza che è crudo come il sushi e che non lascia in pace lo stomaco fino alla fine. Quasi in bianco e nero, (ma che bianco e nero!) in Sin City gli attori sono disegnati dalla tripla regia di Robert Rodriguez, Frank Miller (che è l’autore dei fumetti di Sin City, la città del peccato) e Quentin Tarantino che non può mancare dove il sangue cola bianco come neve. La mano di Tarantino è persino riconoscibile qua e là, ad esempio quando un lupo fa un certo tipo di pasto. Gli attori, per quel che servono, sono perfetti. Elijah Wood, molto più noto come Frodo nel Signore degli Anelli, merita applausi anche se non cambia mai espressione. Mickey Rourke, invece, è talmente truccato che la sua parte poteva essere tranquillamente affidata a Christian De Sica, che non avrebbe sfigurato. Bellissima Jessica Alba, (ci si potrebbe accontentare di essere la sua pedicure) oltre che furbissima. Infatti in Sin City è la ragazzina protetta dal detective Hartigan, (il Bruce Willis che hai sempre sognato) mentre nei Fantastici Quattro, Jessica è la donna invisibile.
Grande anche Clive Owen, recentemente incontrato in “Closer”. Ma là faceva la figura del pesce persico, mentre in Sin City sono tutti eroi straffichi, anche i cattivi. C’è da chiedersi perché il super cattivo Yellow Bastard assomigli così tanto a Quark di Star Trek, ma durante il film non ci pensi due volte perché la tensione generata è tale che le pagine si sfogliano troppo veloci. Come quando trovi in edicola il tuo fumetto preferito, Sin City lo assumi per immagini e solo quando la sete di emozioni è placata ti permetti di ricominciare leggendo i testi. Pare che Rodriguez sia già al lavoro per realizzare il seguito. Se è vero, aspettiamolo. Sin City 2 sarà l’unico termine di paragone per Sin City.

Posted by Aldo at 17:38 | Comments (0) | TrackBack