22.05.05
Star Wars Episodio III

“Mando, ti è piaciuto?”
“…”
“Allora ti è piaciuto sì o no?”
“Ma se mi sono addormentato!”
Ad Armando non è piaciuto molto. Per un bambino di sette anni, 141 minuti di film, dei quali almeno la metà lenti, bui, e pieni di dialoghi (che in confronto andare a scuola è come partecipare a Zelig) sono davvero troppi.
Per Alessandro e Alberto le cose vanno meglio. Non hanno dormito e hanno capito tutto.
Anch’io ho capito una cosa: che il destino esiste e non puoi opporti. Anakin Skywalker in verità si impegna e ci prova, ma poiché deve per forza diventare il temibile e potente Darth Vader, (o Dart Fener) non ha nessuna possibilità di scelta tra bene e male. È già tutto scritto. Non nelle stelle, che tra l’altro sono richiamate in guerra, e nemmeno nella storia, ma nella sceneggiatura di George Lucas uscita da una stampante ad aghi nel 1976.
Evidentemente ad un film così chiuso tra un passato da sviluppare e un futuro sul quale sono pronti a giurare milioni di testimoni, manca uno degli aspetti più interessanti, “il come andrà a finire”, che non è poco. Sai praticamente tutto. Mancano alcuni particolari e alcune conferme che Lucas distribuisce bene nelle due ore e un pezzo. Peccato che per i dialoghi si sia fatto aiutare da quelli di Beautiful. Non mancano gli effetti speciali e resta il piacere di vedere Natalie Portman, la star bella come il Sole, Alpha Centauri e Proxima Centauri messe insieme, ma che, per qualche oscuro motivo (forse la Forza), quando è la principessa Padmé Amidala non smuove divisioni di ormoni come in altre occasioni. Resta il piacere di esserci e di poter dire “sono sopravvissuto a guerra fredda, torri gemelle, AIDS, malattie e altro (mica tutti ci sono riusciti) e sono qui a vedere il cerchio che si chiude”. Questo è bello. Ma soprattutto è bello correre a casa per aprire qualche vecchio scatolone, trovare la VHS di Guerre Stellari, e correre indietro di trent’anni per vedere il futuro con nostalgia.

Posted by Aldo at 19:59 | Comments (0) | TrackBack
12.05.05
Le crociate

Ridley Scott possiede una carta di credito revolving con un fido sconfinato: Alien, Blade Runner, Thelma & Louise, Il gladiatore, Black Hawk Down… per questo, se anche sbaglia un film, ha credito a sufficienza per rimanere un Grande. In realtà non ha sbagliato nemmeno “Le Crociate”. Però lo ha mancato. Aveva l’occasione per fare chiarezza e lanciare qualche verità storica, magari non piacevole per la Chiesa, ma l’ha insabbiata nel deserto della Palestina. Oliver Stone o Michel Moore avrebbero forse colto l’occasione per dire qualcosa di nuovo, per costruire uno di quei film che ti fanno incazzare perché senti l’arroganza del potere che soffoca l’intelligenza come “Insider” di Michael Mann, con Al Pacino e Russel Crowe, per esempio.
Insomma, questi crociati erano santi o assassini? Combattevano per la religione o per il potere? Anche se si tratta di delitti di mille anni fa non è detto che non ci riguardino. Invece dopo il film ne sappiamo quanto prima. Ridley Scott sceglie la modalità “spettacolo” e mette in scena una storia basata su rancori e amori, eroi e strategia bellica, sfiorando i temi politici e senza prendere posizione tra indiani e cow-boy. Il personaggio principale non aiuta a chiarire i dubbi: Baliano è un cavaliere fortemente sfigato che diventa un eroe. Lo interpreta Orlando Bloom, che fu già l’elfo Legolas nel Signore degli Anelli, allegro come un sarcofago sia qua che là. C’è anche la donna del vincitore, la principessa Sibilla, (Eva Green) che non serve assolutamente a niente nella storia, ma esce bene nelle locandine. Vere protagoniste sono comunque le battaglie. Tante, lunghe, cruente, spettacolari, sanguinose e confuse come vere, autentiche battaglie. Peccato che mancasse quella per la verità.

Posted by Aldo at 10:29 | Comments (0) | TrackBack
10.05.05
Gioco di donna

Il titolo originale è “Head in the Clouds” che non sarebbe male, equivale al nostro “La testa fra le nuvole”. Perché allora l’italiano “gioco di donna”, che suona così diverso? Un’altra domanda: avete visto il trailer in TV, quello con la voce fuori campo, che presenta il film come una intensa storia d’amore tra due donne? Ecco, la risposta è tutta lì: i furbacchioni del marketing della Moviemax e lo scaltro distributore italiano hanno pensato bene di pescare nel laghetto delle trote d’allevamento dove sguazzano banchi di consumatori perennemente affamati di .mpg categoria “lesbian”. Il gioco è facile: prendi l’amo Penelope Cruz, ci attacchi l’esca Charlize Theron (è la modella Martini di qualche anno fa, quella che si alzava da una sedia e un filo del suo miniabito la denudava per 30 secondi) e tiri su quintali di boccheggianti avanotteri con il mouse in mano e la memoria di Explorer farcita di url imbarazzanti.
Fin qui tutto bene, perché quando la promessa è una meraviglia come la Charlize Theron naufragare è più che dolce. Il brutto arriva quando, a tre quarti di film, capisci che non di “lesbian” si tratta e nemmeno di “teen” o “brunette”. “Gioco di donna” è un film che parla di una donna con la testa tra le nuvole, una che correttamente pensa a se stessa prima che agli altri, che poi si pente e decide di dedicare la propria vita ad una causa. E l’intensa storia d’amore tra due donne dov’è? C’è, ma è tutta in una frase detta in un pagliaio da Penelope Cruz a quella bella faccia da Girarrosto Santa Rita di Stuart Townsend: “Sai che siamo state amanti?”
Sai che siamo state amanti? Sai che siamo state amanti? Ma dillo a tua sorella! che se il film fosse piratato sarebbe solo una fregatura, ma avendo pagato il biglietto è un reato, per la precisione una truffa! Non si può promettere una cosa in pubblicità e poi consegnarne un’altra.
Se uno lo sapesse, prenderebbe la strada fino a fino a Ivrea per vedere un film lungo, lento e mal fatto sui capricci di una giovane donna e sulla resistenza francese? Ma non finisce qui. La vendetta è parlarne male, ma così male che le sale risultino deserte, le casse dei cine vadano in rosso e la carrozzeria dell’auto del distributore italiano - speriamo che qualcuno sappia dove la tiene - finisca rigata.

Posted by Aldo at 18:07 | Comments (0) | TrackBack
09.05.05
Sahara

Bisognerebbe parlare male di questo film che non fa neanche venire sete. Basta sapere che è tratto da un romanzo di Clive Cussler. Spero che nessuno sappia chi è. Io, che da perfetto ignorante spesso scelgo un libro sulla base della copertina, ho purtroppo letto 2 - dico 2 - romanzi del su menzionato. In entrambi e in altri 5 o 6 che non leggerò, il protagonista è Dirk Pitt, il figlio nato dalla fecondazione assistita, dopo matrimonio omosessuale tra James Bond e Indiana Jones, con Rambo donatore di riserva.
Anche in “Sahara”, Dirk Pitt è un eroe bello, simpatico, ricco, coraggioso, fortunato e americano, che si occupa di portare a casa missioni impossibili. Dirk Pitt è sempre accompagnato da Al Giordino, che nel film ti strappa qualche sana risata. Interpretato da Steve Zhan ha il pregio di un’espressività notevole e ti fa ridere anche se vuoi tenere il broncio.
Bisognerebbe parlar male di questo film che non fa venir sete, ma poiché non si prende sul serio, si fa perdonare di esistere. Diversamente dai seriosi eroi che si muovono nelle pagine di Clive Cussler, nel film i personaggi affermano e vengono smentiti immediatamente, fanno cose impossibili, che gli vanno male, dicono assurdità, ma non ci credono nemmeno loro. Il merito credo vada attribuito a Breck Eisner, il regista, che ha messo nella macchina da presa una overdose di ironia.
Dick Pitt è Matthew McConaughey, un’ottima scelta: una bella faccia che abbiamo già visto qualche anno fa vice comandante del sommergibile U-571. Penelope Cruz nelle vesti di un medico dell’O.M.S. è lì solo perché la produzione è spagnola. Perfino la Bellucci avrebbe lasciato un’impronta più spessa nella sabbia. Bisognerebbe parlar male di questo film che tenta anche di proporre un argomento serio come l’inquinamento da scorie tossiche, ma non sarebbe giusto accanirsi. In fondo ti regala due ore di tensione di buona qualità, lo capisci perché non sapresti dire se lo schienale della tua poltroncina è di legno o è imbottito. Più che parlar male di questo film bisognerebbe vederne degli altri e parlare di quelli, ma qui in provincia aspettare che arrivi qualche pellicola un po’ più su di Sahara è un vero miraggio.

Posted by Aldo at 09:39 | Comments (0) | TrackBack