27.09.07
Storie di pastori
Se non fosse morto, Don Luca non avrebbe permesso a nessuno di allestire il presepe all'interno della sua chiesa . Ora, invece, doveva accontentarsi di osservare il lavoro che il giovane sostituto e la sua perpetua stavano facendo. E non c'era nulla che potesse piacergli: le statuette non erano state spolverate, la lana delle pecore era ingiallita, da cardare o da sostituire, la casupola con il pozzo era visibilmente ammuffita, il muschio che faceva da base a tutto lo scenario era troppo secco e si polverizzava al tocco, mentre la carta che riproduceva le montagne presentava buchi e segni di adesivi utilizzati in qualche anno precedente. Mancavano del tutto quell'amore e quella passione che gli avevano fatto guadagnare numerosi articoli di gionale negli anni passati, quando il presepe della chiesa di S.Rocco era il vanto del paese ed era famoso in tutta la valle.
Purtroppo Don Luca era del tutto impotente. Gli era impossibile toccare, se non con il pensiero, gli oggetti terreni e si limitava a disapprovare ogni cosa, prima di tutto il sostituto.
"Pretino fa rima con cretino", si diceva Don Luca, che non lesinava critiche al suo sostituto. Questi aveva dedicato al presepe pochi minuti, giusto il tempo per delegare alla perpetua il compito di sistemare il tutto. Usciva, il pretino. Usciva sempre e stava via ore e ore. Dove e con chi lo sapeva soltanto lui. Ma quando a Don Luca fu chiaro che il presepe era quello e non ci sarebbero stati miglioramenti, fu preso da un senso di rabbia che non riuscì a reprimere. Se non poteva fare nulla per il presepe avrebbe forse potuto fare qualcosa contro quel prete sempre assente. La mattina del 23 dicembre lo seguì lungo il sentiero innevato che portava alla borgata Tetti Rotti, ai piedi di un bosco di larici. Il percorso era breve e il giovane prete si fermò alla prima casa, quella della "donna". E qui bussò.
Don Luca era furibondo. Conosceva quella donna, una poco di buono, che aveva esercitato il mestiere in città fino a pochi anni prima e si era poi venuta a nascondere in montagna, con un figlio senza padre. Ma non ci si libera così facilmente di certi peccati e forse per questo la donna si era sempre tenuta lontana dalla sua chiesa, circostanza per la quale Don Luca ringraziava Dio.
La porta si aprì e la donna, appena visto il prete, lo abbracciò, nascondendo il volto nella sua tonaca nera. Dopo poco i due entrarono chiudendo la porta.
Possibile che la donna avesse ripreso le vecchie abitudini?
Don Luca, furioso, fece un repentino dietro front e chi fosse stato in quel momento sul sentiero avrebbe visto un turbine di vento improvviso che sollevava dalla neve alcune foglie secche mandandole a ricadere poco piu in là.
Oltre che piangere di rabbia non poteva Don Luca, versando lacrime sulla statuetta rovesciata del pastore, che se fosse stato vero, tutto il vino della sua brocca sarebbe sparso in terra. Tentava di raddrizzare gli oggetti di spostare le cose, ma sapeva di non avere mani per farlo.
La sera del 24 dicembre lo spirito di Don Luca fu visibile per qualche istante, come una lingua di fuoco che attraversava la piccola chiesa da una navata all'altra. Tuttavia nessuno era presente in quel momento e nessuno vide la rabbia che vorticava per la chiesa.
Com'era potuto accadere? Cosa era successo? si chiedeva Don Luca, vedendo che il suo presepe, già così vilipeso, era stato ulteriormente ridotto della metà far posto a una pedana di legno il cui scopo non era chiaro. Quel poco che restava del presepe era compresso in un angolo e non aveva ormai nulla in comune con il suo presepe che tanta gloria aveva portato.
Venne infine la mezzanotte. Il portale della chiesa fu spalancato per la messa. Le campane cominciarono i 12 rintocchi, ma il giovane prete non si vedeva. Avrebbe dovuto deporre la statuetta del Bambin Gesù tra la Vergine e San Giuseppe, ma ciò non stava accadendo, anzi, il giovane prete si era tirato la sciarpa intorno al collo er era uscito a passo veloce.
No! urlò Don Luca, la notte Santa no! E prese a inseguire il prete che si recava anche quella sera alla casupola della donna.
Questa volta Don Luca sarebbe entrato a sua volta per impedire un atto così blasfemo. Ma non ci fu bisogno di fare irruzione nella baita. Infatti ne uscirono subito due uomini che, insieme con il giovane prete presero a trascinare una lettiga con un bambino lungo il sentiero. Il bambino era visibilmente emaciato, sofferente. Per nulla rasserenato, Don Luca si unì al corteo che ritornava verso la chiesa e fu stupito di trovare ogni panca occupata e altri paesani che facevano ressa fuori. Il piccolo corteo entrò in silenzio e la lettiga fu appoggiata vicino al presepe, sulla sua rampa, per permettere all'infermo di assistere alla messa. Arrivarono altri fedeli, l'intero paese, tanto che non fu possibile chiudere la porta. Non era mai successo prima. Don Luca osservava interdetto l'afflusso di persone. Davanti a Don Luca il bambino malato e sua madre risplendevano di grazia più di qualsiasi presepe. Se ne rendeva conto anche lui e allora tentò affannosamente di tirar su una statua, far partire la pompa del ruscelletto. Sistemare almeno la carta crespa. Era così agitato che la sua presenza era tradita da una fiammella che ondeggiava tra ceri e candele.
E infine venne anche Dio. Dio che non si era mai manifestato nei tanti anni in cui era stato parroco. Era lì, adesso, non per il suo presepe, ma per quel bambino. Allora Don Luca finalmente capì. E non potendo ormai fare nulla per rimediare, cominciò silenziosamente a piangere e, piano piano, svanì.
