18.08.07
Second Life
Mia moglie non legge mai quello che scrivo, ma le sue amiche sì. Per cui le prego di far finta di niente, e se proprio devono fare qualcosa, lo facciano carinamente con me, dentro Second Life.
Second Life - ne tento una prima definizione - “è una zona franca, un duty free casalingo dove ci si può concedere un po’ di tutto senza sentirsi in colpa per niente”.
Per farvi un’idea di come sia, pensate di andare all’estero in un Paese di cui sapete poco o nulla. Ecco, invece di prendere l’aereo prendete il computer ed entrate. Sapete un po’ di inglese, sì? Meglio.
Una volta dentro, vi muoverete con il vostro pupazzetto 3D e andrete in giro facendo quel che vi pare. Cosa si fa? Innanzi tutto si comunica con gli altri pupazzetti.
Chiariamo che i pupazzetti non assomigliano affatto ai Teletubbies e, almeno quelli antropomorfi, sono fatti molto bene. Le donne spendono un sacco di tempo per cercarsi i capelli più belli, gli occhi più azzurri o più neri, il trucco, gli accessori e i vestiti. E sotto i vestiti? Ogni dettaglio anatomico è a disposizione per essere acquistato e fuso nel proprio corpo. Con un po’ di pazienza ed esperienza ci si può costruire un bel corpo anche gratuitamente, trovando i pezzi qui e là, altrimenti 3 dollari sono sufficienti. Il rapporto di cambio è molto buono in SL.
Gli uomini fanno la stessa cosa, ma il rapporto negozi per donna, negozi per uomo in SL è di 10 a 1. Io non mi lamento. Per un dollaro ho comprato una faccia alla Raz Degan e degli occhi verdi che a me fanno un po’ impressione, ma che invece riscuotono un gran successo presso le ragazze. Tutto quello che devo fare è avvicinarmi abbastanza per apparire in primo piano sui monitor di donne (si spera che siano donne) di Catania, Vancouver o Calcutta. Il resto lo fanno le ciglia che sbattono da sole.
Seconda definizione: “SL è un gioco” Io non ci credo. Secondo me è una droga di tipo oppiaceo che dà assuefazione. Ci sono le prove. La prima è Liz, che è connessa tutti i giorni 24 ore su 24 e quando glielo fai notare dice “don’t warry” – Liz è inglese e va a sapere come si chiama laggiù – “quando il lavoro ricomincerà smetterò”, afferma. Ma mi sa che non sarà così. Altri sintomi: si trascurano il lavoro e la famiglia, si parla di SL in giro sperando di trovare complicità e comprensione. Se poi SL è down per qualche motivo tecnico, si resta nervosi fino al riavvio. L’effetto ludico più evidente della droga è la perdita delle inibizioni. Quando mai in Real Life (RL = vita reale) una donna bellissima, popputa e scollata ti ferma per strada e ti dice “ciao” e tu le rispondi “Ma che bel mucchietto di pixel che sei!”
Terza definizione: “Second life non è un business”. Questo lo dicono tutti. Addirittura un flop, secondo i giornalisti. Credo che sia vero. Nei palazzi e nelle aree create dalle industrie e dai marchi non c’è mai nessuno, nemmeno le imprese di pulizia. Ci sono le comparse pagate per fare presenza, questo sì, un po’ come alle manifestazioni di Forza Italia. Stai lì, a ballare o seduto su una panca e ti pagano 2 linden dollars ogni 10 minuti. Da una parte fa tristezza. È il segno di qualcosa che non va. Dall’altra è bello vedere che le persone non si comportano come vorrebbe il marketing, ma, al contrario, tradiscono gli strateghi e i business plan disertando loghi e consumi. E in questo, il mondo virtuale ha tanto da insegnare a quello reale.
Posted by Aldo at 18.08.07 15:28
